Lo sportello freelance è stato un grande inizio

Freelance: la parola deriva dall’omonimo termine della lingua inglese usato per un mercenario (free-lance, letteralmente “lancia indipendente” o “lancia libera”), cioè un soldato professionista che non è legato a un corpo o un comandante specifico, ma che si mette agli ordini di chiunque lo paghi.

Persone che fanno lavori difficili da descrivere, persone poco affidabili, discontinue, che si fanno pagare troppo o troppo poco (e rovinano il mercato), persone troppo formate o che si improvvisano in un mestiere, gente che lavora nel digitale o gente che ha trovato un modo per evadere. Persone senza nessun tipo di tutela, che si possono sfruttare senza conseguenze.

Questi sono solo alcuni degli argomenti che possono venir fuori in una qualsiasi conversazione su tema del lavoro da freelance. Oggi le persone freelance sono quasi il 20% di chi lavora in Italia.

Non si tratta del futuro, o di un’anomalia: è già un pezzo rilevante del sistema. Di cui però non si parla quasi mai, almeno sui canali che raggiungono i pubblici più ampi, oppure si parla molto male.

Al Pink Coworking nell’ultimo anno e mezzo un po’ di persone freelance hanno trovato un posto dove condividere lo spazio e le idee; abbiamo quindi la risposta a una prima possibile domanda. “Dove lavorano ə freelancer?” risposta: “Ad esempio qui, ma prima, o in contemporanea, moltə di  loro lavorano a casa, in giro per biblioteche o caffetterie, negli uffici deə loro clienti”.

Da questo punto privilegiato per capire le cose, e per provare a costruire proposte, abbiamo allora pensato di poter partire per raccogliere idee, esperienze, desideri e per restituire consapevolezza alle persone che saremmo riuscitə a raggiungere. Per farlo avevamo bisogno dell’alleanza di una realtà formata e impegnata su temi che anche per noi sono in parte oscuri: nasce così, dal nostro slancio e dalla loro disponibilità, la partnership con Acta, associazione che mette in rete i freelancer e si occupa di rappresentare, tutelare e valorizzare le attività autonome professionali.

Acta ha messo a disposizione il tempo delle persone associate e la competenza nella gestione di sportelli di supporto, noi lo spazio del Pink Coworking: è nato così un percorso di 5 appuntamenti, a cadenza mensile, che si chiuderà giovedì 6 giugno alle 12.30 in via Bertolotti 10 a Torino, oppure a questo link.

Ogni incontro ha avuto come centro e motore del confronto un tema: dalla previdenza alla fiscalità, dalle modalità con cui aprire una partita IVA agli aspetti legali.

La realtà, come accade quando le cose vanno bene, ha un po’ scompaginato e sempre superato la programmazione. Gli incontri sono stati calorosamente partecipati, sia da parte di Acta che da parte delle persone intervenute di volta in volta.

nella foto una donna in piedi con i capelli corti posa in piedi davanti a pannelli con appese locandine. È Silvia Santilli

“Sono davvero freelance?”: è il tema dell’ultimo incontro con Acta. Una domanda che rivolgiamo anche a te, per ragionarci e per lasciare un contributo alla realizzazione del nostro appuntamento e spunti di riflessione per la costruzione dei prossimi incontri.

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Da subito è emerso chiaro che, riguardo al lavoro da freelance, manca una cultura condivisa; mancano strumenti chiari e di facile accesso perché chiunque voglia, o debba, intraprendere questo percorso possa farlo con la consapevolezza di obblighi e diritti, vantaggi e svantaggi, opportunità (e come coglierle) e trappole (e come evitarle).

Altrettanto però è emersa la forza generativa delle persone che lavorano con questa modalità: persone che si occupano di cose molto rilevanti per lo sviluppo della società contemporanea, che portano visioni originali, che si approcciano al mondo del lavoro in maniera propositiva.

Che però hanno bisogno di certezze, di confronto con chi vive questa esperienza magari da più anni, di spazi di dialogo. Cose del tutto naturali negli ambienti di lavoro dipendente o nelle professioni tutelate da ordini, ma che per ə freelancer vanno costruite da zero.

Che hanno bisogno di diritti, di essere considerate dallo Stato, come sono, una realtà del sistema produttivo e non l’eccezione ad altre forme di lavoro.

Che hanno bisogno di essere ascoltate, perché le loro esperienze e competenze possono portare nuove idee e nuovi strumenti che fanno crescere in efficacia e benessere il mondo del lavoro nel suo complesso.

Qui al Pink giovedì 6 con Acta chiudiamo questo ciclo di incontri, ma di certo non la progettualità comune né la voglia di rispondere a questi bisogni.

Se ti piace quello che abbiamo fatto, e vuoi aiutarci a farlo di più e meglio, ricordati che puoi scegliere Associazione Acca per destinare il tuo 5 x mille.

Chiara Zoia
Chiara Zoia
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